Quasi vent'anni

Luglio 2008
Quasi vent'anni è il tempo passato dal momento in cui l'ho conosciuta.
Quello che è scattato allora è già stato oggetto di pagine e filmografia, poi il tempo ha avuto ragione per un lungo periodo. Il pensiero era sempre a lei, a quello che era stato, che avrebbe potuto essere.
Persa di vista, senza contatti, sono passati anni alterni nei quali il bisogno di ritrovarla era asfissiante e sopito ma sempre presente.
Poi tramite altre conoscenze ho saputo dove si trovava; ho aspettato parecchio prima di chiamarla, dopo tutto quel tempo ero ancora più indeciso.
Dopo il primo appuntamento - neutro, asettico, falso - non ce l'ho fatta più, sono ritornato a vent'anni prima ed ho preso una porta in faccia.
"E' tutto finito", ho pensato, insieme alla porta si era chiuso anche il passato: cancellato.
Ma era come il mare che si gonfia al largo, non si vede, ma, quando arrivano, le sue ondate sommergono e spazzano via gli ostacoli. E' squillato il telefono, ho riconosciuto il suo numero. Un uragano.

mercoledì 28 dicembre 2011

Neanche fosse gelatina

Forse sono io che devo abituarmi ad essere più ‘blando’; non so cosa aspettarmi, tu dici di pensarmi sempre, addirittura sono presente in modo fastidioso e che non ti piace rivangare il tempo che hai passato e passi senza di me.
Io so che il tempo senza di te passa e lascia dei graffi improvvisi, come quando stai pensando ad altro e non ti accorgi di urtare qualcosa di tagliente.
Meglio concentrarsi su come smaltire i pranzi delle feste.

lunedì 19 dicembre 2011

La scelta

La tua idea è di mantenere i contatti "magari in maniera blanda ma escludendo la parte più accorata” per cercare di andare "oltre la questione sentimentale", fermo restando che la proposta non è quella di "diventare amici, non sia mai".
Mi va bene tutto, anche di essere considerato ‘a disposizione’, ho solo dei dubbi riguardo all’accantonare la questione sentimentale, a come realizzarlo in pratica: basterà limare il vocabolario, far finta di non accorgersi di cosa c’è sotto?
I baci di quando ci siamo rivisti non avevano certo bisogno di essere interpretati.

lunedì 12 dicembre 2011

Saper scegliere

Non resta, nemmeno se ne va.
Piuttosto ritorna, ciclicamente, quando uno dei due raggiunge il proprio punto di rottura, quando non se ne può più di sperare che accada qualcosa ed occorre forzare la mano, quando ripercorrere mentalmente e fisicamente i percorsi che abbiamo fatto nostri rende esausti (tra l’altro, non credevo che anche tu, come me, ti recassi ogni tanto nei nostri luoghi di ritrovo nell’assurda speranza di incontrarmi).
Non so nemmeno come definirla questa cosa che un minuto prima era necessaria ed improvvisamente diventa indispensabile; non segue un’accelerazione costante, fa un balzo e copre quell’ultima distanza che separa la resistenza dal crollo, che crea quell’urgenza per la quale tutto diventa secondario fino a quando non si afferra di nuovo l’altro, a cervello spento, guidati solo dalla passione.
E poco dopo la ragione risale e si affaccia alla porta, apre la valigia che contiene tutte le angosce e le elenca una per una, così a noi non resta che riprenderle sulle spalle e fare una scelta.

mercoledì 7 dicembre 2011

Stallo

Non riesco a togliermi il pensiero che l'aver ripreso i contatti possa disturbarti tanto quanto l'effetto che ti facevano i nostri passati incontri, l'angoscia del giorno dopo; sono preoccupato ma allo stesso tempo senza la volontà di staccarmi da te.
So che la situazione è complicata, mi dispiace non avere una soluzione.

martedì 29 novembre 2011

Pensieri sdoganati

Mi si è ristretta la frequenza degli alti e bassi. Prima i periodi, buoni o cattivi, duravano alcuni giorni prima di cambiare verso, ora succede tutto nell’arco di una giornata, da un’ora con l’altra cambia la luna, non capisco se sia meglio o peggio.
Adesso è più difficile non aspettarsi nulla, ora che so che entrambi stiamo viaggiando col freno a mano tirato perchè il motore è sempre in presa ed il serbatoio pieno.
In questi ultimi giorni, quando per me è cambiato così tanto pur mantenendo una parvenza di distacco, i pensieri non si sono ancora rimessi al passo, nel senso che mi ritrovo ad aver paura di pensare a ciò che penso, forse la stessa sensazione che provi tu riguardo al non sapere quale marcia tenere.
Fino a poche settimane fa speravo con tutte le mie forze di ritrovarti anche se non sapevo cosa avrei fatto dopo; tu eri e rimani comunque al centro perciò i miei desideri riguardavano te, grandi sorsi di quello che era stato e delle speranze che mi portavo dentro. Non c'erano freni perchè ero solo in quei momenti e potevo fare a meno di confrontarmi con i tuoi stati d’animo anche se ne conosco la causa, proprio la mia presenza, infatti, avrebbe riportato indietro la tua angoscia.
Ora che la situazione si è di nuovo ribaltata - quanto volte abbiamo provato a lasciarci? - aprendo spiragli, è faticoso frenare l’inerzia che aveva acquistato la spinta della mia speranza e del libero pensiero: noi due soli, abbracciati, appassionati e consapevoli, questo vorrei.

domenica 20 novembre 2011

dentro e fuori da una bolla

Quanti strati di polvere e grigiore ha portato via in un attimo, tutto quello che avevo usato per tentare di coprire il suo ricordo è andato via lasciandomi ancora più stordito.
Sono stato contento per le poche ore passate insieme che, oltre alla felicità di averla nuovamente davanti, hanno confermato la sintonia nella quale ci siamo trovati, di quanto tutti e due avessimo bisogno di stare l’uno di fronte all’altra. In particolare, l’occasione di Lunedì è stata ancora più preziosa perchè inaspettata e perchè l’ho affrontata senza aspettarmi nulla, nè dando per scontato che ce ne saranno altre, anche se sperare non è più vietato. Mi sono goduto il momento, insomma.
Avremmo voluto tutti e due osare di più, ma c’era una domanda che ce lo ha impedito: “Come faremo domani?”. Ognuno ha una risposta diversa: per me significherebbe ritrovarti ancora ed avere anche solo quel poco di lei che mi rende felice lo stesso, ma per lei vorrebbe dire rientrare nella spirale che l'ha già angosciata, io soffro se non le sono vicino, lei altrettanto, ma se sono presente.
Difficile, anche per me che sono quello che si accontenta, capire adesso cosa succederà; credo però di aver capito che poco è cambiato dentro di noi. Questo, unito a tutto il tempo che è passato, mi ha fatto salire il desiderio di vederla spesso, con il rischio di uscite da film di serie B, tipo quella dell’altra sera, quando mi sono fatto trovare fuori dall'ufficio. Il bisogno, però, è sincero e ora che è tornata, meglio “ci sei sempre stata”, non mi par vero di poter anche solo parlarle ancora.
E’ molto difficile, però. Per esempio, in questo momento, alzo lo sguardo dal monitor ed incontro i suoi occhi che afferrano i miei e così si ricostruisce quella specie di bolla all’interno della quale rimaniamo soli, senza che niente sia cambiato dai tempi delle bretelle.
Cercherò, ma non prometto nulla, di limitare le piazzate e di aspettare un suo cenno in futuro, nessun limite o obiettivo.

giovedì 10 novembre 2011

Vertigine

Provo a fare ordine in testa, dopo la notte passata senza riposare e pensando al suono della tua voce al telefono, un balsamo sulle ferite. Ancora più inaspettata la tua proposta di vederci, dopo che avevi ribadito la decisione di non voler essere più coinvolta, chissà se ti aspettavi una risposta diversa.
Inutile fingere di non aver sperato in un incontro, nè di non essere stato felice nel sentire che sono ancora nei tuoi pensieri, e quanto. E’ un grosso carico di responsabilità: non voglio contrastare quello che hai deciso di fare con la tua vita e devo bilanciare l’esaltazione di questi momenti con la realtà dei fatti.
Ora, però, sono nella condizione per la quale non mi interessa nulla dei perchè e dei percome; pur restando con i piedi per terra, e ce ne vorrà di zavorra, voglio solo rivederti.