Quasi vent'anni

Luglio 2008
Quasi vent'anni è il tempo passato dal momento in cui l'ho conosciuta.
Quello che è scattato allora è già stato oggetto di pagine e filmografia, poi il tempo ha avuto ragione per un lungo periodo. Il pensiero era sempre a lei, a quello che era stato, che avrebbe potuto essere.
Persa di vista, senza contatti, sono passati anni alterni nei quali il bisogno di ritrovarla era asfissiante e sopito ma sempre presente.
Poi tramite altre conoscenze ho saputo dove si trovava; ho aspettato parecchio prima di chiamarla, dopo tutto quel tempo ero ancora più indeciso.
Dopo il primo appuntamento - neutro, asettico, falso - non ce l'ho fatta più, sono ritornato a vent'anni prima ed ho preso una porta in faccia.
"E' tutto finito", ho pensato, insieme alla porta si era chiuso anche il passato: cancellato.
Ma era come il mare che si gonfia al largo, non si vede, ma, quando arrivano, le sue ondate sommergono e spazzano via gli ostacoli. E' squillato il telefono, ho riconosciuto il suo numero. Un uragano.

sabato 17 settembre 2011

Povertà

Avrei bisogno di qualcosa per cui pentirmi, così da avere una ragione per soffrire e cercare un’assoluzione.
Avrei bisogno di una giornata solo per me, durante la quale vagare nella provincia e mangiare un panino da solo su una panchina, col telefono ed il cervello spenti e guardando con distacco chi si affanna per arrivare in orario.
Ritornare a Milano, in quel circolo dove mi portava mio nonno quando ero piccolo a guardare i pensionati che giocano a bocce, appoggiato alla balaustra che delimita il campo con un bicchiere di vino in mano.
Avrei bisogno di piangere a dirotto, sfrenato e solitario.
Più di tutto, ovvio, ho bisogno di te, ma non avendo speranza, mi accontenterei anche di questi poveri desideri.

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