Quasi vent'anni

Luglio 2008
Quasi vent'anni è il tempo passato dal momento in cui l'ho conosciuta.
Quello che è scattato allora è già stato oggetto di pagine e filmografia, poi il tempo ha avuto ragione per un lungo periodo. Il pensiero era sempre a lei, a quello che era stato, che avrebbe potuto essere.
Persa di vista, senza contatti, sono passati anni alterni nei quali il bisogno di ritrovarla era asfissiante e sopito ma sempre presente.
Poi tramite altre conoscenze ho saputo dove si trovava; ho aspettato parecchio prima di chiamarla, dopo tutto quel tempo ero ancora più indeciso.
Dopo il primo appuntamento - neutro, asettico, falso - non ce l'ho fatta più, sono ritornato a vent'anni prima ed ho preso una porta in faccia.
"E' tutto finito", ho pensato, insieme alla porta si era chiuso anche il passato: cancellato.
Ma era come il mare che si gonfia al largo, non si vede, ma, quando arrivano, le sue ondate sommergono e spazzano via gli ostacoli. E' squillato il telefono, ho riconosciuto il suo numero. Un uragano.

domenica 20 novembre 2011

dentro e fuori da una bolla

Quanti strati di polvere e grigiore ha portato via in un attimo, tutto quello che avevo usato per tentare di coprire il suo ricordo è andato via lasciandomi ancora più stordito.
Sono stato contento per le poche ore passate insieme che, oltre alla felicità di averla nuovamente davanti, hanno confermato la sintonia nella quale ci siamo trovati, di quanto tutti e due avessimo bisogno di stare l’uno di fronte all’altra. In particolare, l’occasione di Lunedì è stata ancora più preziosa perchè inaspettata e perchè l’ho affrontata senza aspettarmi nulla, nè dando per scontato che ce ne saranno altre, anche se sperare non è più vietato. Mi sono goduto il momento, insomma.
Avremmo voluto tutti e due osare di più, ma c’era una domanda che ce lo ha impedito: “Come faremo domani?”. Ognuno ha una risposta diversa: per me significherebbe ritrovarti ancora ed avere anche solo quel poco di lei che mi rende felice lo stesso, ma per lei vorrebbe dire rientrare nella spirale che l'ha già angosciata, io soffro se non le sono vicino, lei altrettanto, ma se sono presente.
Difficile, anche per me che sono quello che si accontenta, capire adesso cosa succederà; credo però di aver capito che poco è cambiato dentro di noi. Questo, unito a tutto il tempo che è passato, mi ha fatto salire il desiderio di vederla spesso, con il rischio di uscite da film di serie B, tipo quella dell’altra sera, quando mi sono fatto trovare fuori dall'ufficio. Il bisogno, però, è sincero e ora che è tornata, meglio “ci sei sempre stata”, non mi par vero di poter anche solo parlarle ancora.
E’ molto difficile, però. Per esempio, in questo momento, alzo lo sguardo dal monitor ed incontro i suoi occhi che afferrano i miei e così si ricostruisce quella specie di bolla all’interno della quale rimaniamo soli, senza che niente sia cambiato dai tempi delle bretelle.
Cercherò, ma non prometto nulla, di limitare le piazzate e di aspettare un suo cenno in futuro, nessun limite o obiettivo.

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